LEGA-A settembre: ricompattarci o nuova stagione e nuovo leader

La crisi della leadership di Matteo Salvini esplode in Lombardia, nel cuore storico della Lega. Nel direttivo regionale di via Bellerio, la maggioranza degli interventi ha chiesto un cambio di guida, segnando la più dura contestazione interna degli ultimi anni. Cinque dirigenti – tra cui Daniele Belotti, Fabrizio Sala, Roberta Sisti, Giovanmaria Flocchini e Renato Pasinetti – hanno esplicitamente domandato le dimissioni del segretario federale, denunciando il crollo dei consensi e una linea politica giudicata inefficace.

Il Carroccio, ricordano i critici, è passato dal 34% delle europee 2019 a un 5% che nei territori del Nord viene percepito come un tracollo identitario. Province simbolo come Bergamo, Brescia e Varese, che rappresentano oltre il 70% degli iscritti lombardi, hanno guidato la fronda. A pesare sono anche le tensioni irrisolte sul caso Vannacci e la difficoltà nel ricomporre le diverse anime del partito.

Il presidente della Regione, Attilio Fontana, pur senza chiedere apertamente le dimissioni, ha evocato la necessità di “un passo di lato” e di un nuovo assetto. Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, parla di “rinnovamento profondo”. Sullo sfondo, la figura di Luca Zaia continua a rappresentare l’alternativa più citata per una possibile fase post‑Salvini.

Il segretario respinge le pressioni, rivendica i risultati ottenuti al governo e invita a evitare “beghe interne”. La resa dei conti è rinviata a settembre, quando la Lega dovrà decidere se ricompattarsi attorno al suo leader o aprire una stagione nuova.

 

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