Statale 13, trent’anni di annunci, cosa può cambiare davvero
Da quasi trent’anni si discute della Statale 13, della sua sicurezza e dei suoi nodi irrisolti. Eppure, alle porte di Udine, il punto più critico – Santa Caterina, con il sistema obsoleto di semafori sulla Pontebbana – resta immutato: traffico intenso, code quotidiane, attraversamenti pericolosi. È uno dei due punti più critici dell’intera direttrice, insieme a Casarsa della Delizia, lungo quella che è la tratta più trafficata della SS13, l’asse Udine–Pordenone.
Ora le speranze si concentrano sulle parole dell’assessore regionale Amirante, che ha delineato un futuro in cui la SS13 «diventerà strada secondaria grazie alle nuove infrastrutture». Dichiarazioni che, dopo decenni di attese, devono finalmente tradursi in realtà. L’asse alternativo è già in parte progettato o in costruzione: dalla tangenziale di Udine alla gronda nord, dall’ex pista carri alla bretella di Barbeano. Opere che, nelle intenzioni, dovrebbero alleggerire la Pontebbana e ridurre la pressione proprio sul nodo di Santa Caterina.
Resta però la distanza tra promesse e quotidianità: mentre si discute di nuove arterie, i semafori di Santa Caterina continuano a essere il simbolo di una viabilità ferma, di un’area strategica lasciata in sospeso. La domanda è sempre la stessa: cosa cambierà davvero per traffico e sicurezza lungo la Statale 13, e soprattutto quando.
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