EDITORIALE – La Carnia che brucia. La politica stia lontana

 

La Carnia brucia, ancora una volta. Brucia nei boschi, nelle malghe, nei versanti che custodiscono la memoria di un territorio duro e fragile. Ma brucia soprattutto nella coscienza collettiva: ogni incendio, ogni fumo che sale dalle vallate è un monito che non possiamo più ignorare.

In queste ore concitate, mentre volontari, vigili del fuoco e protezione civile combattono contro le fiamme, la politica farebbe bene a restare un passo indietro. Non è il momento dei sopralluoghi in cerca di visibilità, delle dichiarazioni affrettate, delle polemiche rituali. La montagna non è un palcoscenico: è un luogo che chiede rispetto, silenzio, competenza.

La Carnia ha bisogno di mani, non di slogan. Ha bisogno di prevenzione seria, di investimenti continui, di una strategia forestale che non si risvegli solo quando il fuoco diventa notizia. Ha bisogno di istituzioni che ascoltino chi la vive ogni giorno, non di passerelle improvvisate.

Quando la terra brucia, la politica deve tacere e lavorare. Perché il fuoco non distingue colori, partiti, bandiere. E la montagna, quando soffre, non chiede promesse: chiede responsabilità.

EC

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