La fotografia di via Aquileia è impietosa: saracinesche abbassate, vetrine spente, locali sfitti che si susseguono lungo quella che un tempo era considerata il “centro commerciale all’aperto” della città. Oggi, invece, esercenti e residenti parlano apertamente di una strada «in difficoltà», dove «non passa più nessuno».
Le cause: degrado, parcheggi e uffici che se ne vanno
Gli operatori indicano una serie di fattori che, messi insieme, hanno progressivamente svuotato la via. Il degrado urbano, con marciapiedi usurati e scarsa cura degli spazi pubblici, è uno dei temi più citati. A questo si aggiunge la carenza di parcheggi, che scoraggia chi arriva da fuori e preferisce zone più accessibili o i centri commerciali.
Decisiva, secondo molti, anche la chiusura delle caserme e la fuga degli uffici: la perdita di centinaia di lavoratori e utenti quotidiani ha ridotto drasticamente il flusso di persone che animava la via nelle ore centrali della giornata. «Una volta qui c’era movimento continuo, ora si vedono solo passaggi sporadici», raccontano alcuni commercianti.
Il malcontento degli esercenti
Le attività rimaste resistono tra costi crescenti e incassi ridotti. «Non è solo una crisi del commercio in generale: via Aquileia è stata lasciata andare», lamentano diversi titolari. C’è chi denuncia problemi di sicurezza, chi chiede interventi di riqualificazione, chi invoca una strategia per riportare servizi e funzioni che generino presenza stabile.
Residenti preoccupati
Anche i residenti confermano il quadro: «La via è diventata un corridoio di passaggio, non un luogo da vivere». La mancanza di attrattività, spiegano, si traduce in meno attività, meno persone, meno vitalità. E il rischio è che la spirale continui.
Una strada da ripensare
Via Aquileia resta una delle porte d’ingresso al centro storico, ma oggi appare lontana dalla sua vocazione originaria. Esercenti e cittadini chiedono un progetto complessivo: riqualificazione, servizi, parcheggi, sicurezza e nuove funzioni capaci di riportare vita quotidiana. Perché, dicono, «una strada senza persone è una strada che muore».

