Il confronto tra Alberto Felice De Toni e Mario Anzil non è più un semplice scambio istituzionale: è diventato uno scontro politico senza filtri. A incendiare la miccia sono i tagli ai contributi per il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e i 30 milioni di euro che la Regione non ha ancora sbloccato per la città. Due dossier che hanno trasformato la tensione in una vera e propria bufera.
Anzil accusa il Comune di «strumentalizzare» la vicenda culturale e di «creare polemiche per coprire le proprie inefficienze». Ma il sindaco ribalta completamente la narrazione. «È fuorviante – attacca De Toni – tentare di sviare l’attenzione dal taglio dei contributi al teatro. Qui non si tratta di polemiche: si tratta di scelte politiche che colpiscono Udine e mettono a rischio un presidio culturale che serve l’intera regione».
Sul fronte dei 30 milioni bloccati, De Toni alza ulteriormente il tiro: «La città non può essere ostaggio di ritardi e rimpalli. Servono risposte, non accuse». A Palazzo D’Aronco parlano apertamente di «danno per la comunità» e di «mancanza di lealtà istituzionale».
La replica di Anzil è altrettanto dura: «Ricostruzioni parziali, accuse infondate. La Regione ha fatto la sua parte». Una posizione che il Comune giudica «incompatibile con i fatti» e «un tentativo di spostare il problema».
Il risultato è un quadro ormai cristallizzato: Regione e Comune ai ferri corti, un teatro trasformato in terreno di scontro e una città che attende decisioni mentre la politica si accapiglia. La frattura, oggi, appare più profonda che mai.

