UDINE — Regione e Comune ai ferri corti. Il braccio di ferro tra Mario Anzil e Federico Pirone continua. E ora il vicegovernatore aspetta le scuse.

UDINE — Regione e Comune ai ferri corti.
Il braccio di ferro tra Mario Anzil e Federico Pirone continua. E ora il vicegovernatore aspetta le scuse.

La tensione tra Regione FVG e Comune di Udine non si allenta, anzi si stratifica. Il caso del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” resta il detonatore, ma ormai lo scontro ha assunto una dimensione politica più ampia, fatta di nervi scoperti, ambizioni e messaggi trasversali.

Mario Anzil insiste: Pirone avrebbe passato il limite, mettendo in discussione la lealtà istituzionale della Regione. Per questo, il vicegovernatore attende ancora scuse formali.
Dal canto suo, Federico Pirone difende la linea del Comune, rivendicando trasparenza e autonomia gestionale.

Intorno al duello, però, si muove un sottobosco di letture politiche.
Le malelingue sussurrano che Pirone stia cercando visibilità in vista delle prossime regionali, dove potrebbe voler giocare una partita personale. E non sarebbe l’unico: anche il vice sindaco Alessandro Venanzi viene indicato come uno dei nomi della giunta De Toni che guarda con interesse a Trieste.

In questo quadro, già abbastanza teso, si inserisce un ulteriore elemento:
il sindaco Alberto Felice De Toni, ancora una volta, rischia di ritrovarsi nel ruolo di ambasciatore delle scaramucce, costretto a mediare tra Regione e Comune per evitare che il conflitto politico travolga i dossier amministrativi.

Un equilibrio fragile, che lascia sullo sfondo la domanda che nessuno sembra più porsi: chi pensa davvero al teatro e alla città?

 

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