Egr. Direttore,
non so se ha mai avuto modo di guardare l’iconico film “Quarto Potere” di Orson Welles.
Scrivo a lei, in quanto Direttore molto conosciuto e politico locale di lunga data, certa che il mio pensiero trovi fattivo riscontro nella sua nuova attività giornalistica “In Udine Capitale”.
Quarto potere trova riferimento alla funzione dei mezzi di comunicazione di massa come strumenti della democrazia che notoriamente si basa su tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.
L’espressione è nata in Inghilterra quando un deputato esclamò rivolgendosi ai cronisti parlamentari seduti nella tribuna riservata alla stampa: “Voi siete il quarto potere!”
La stampa e i mass media sono il principale canale attraverso il quale si forma la pubblica opinione.
Ma la stampa esercita la sua importante funzione se rimane nettamente separata dagli altri tre poteri costitutivi dello Stato
La democrazia è a rischio se si fa un uso improprio di questo potere. Il controllo sui media tende in genere a rielaborare le informazioni che sono in contrasto con gli interessi personali e si ostacola cosi la possibilità dei cittadini-elettori di adottare scelte consapevoli. Le grandi dittature politiche ne sanno qualcosa, ma non è necessario arrivare a tanto, anche scrivere una verità in maniera opportunamente “pilotata” influenza in un verso o nell’altro. In Italia oggi bisogna comprare un giornale vicino alla sinistra, uno vicino alla destra e rielaborare un’opinione.
Un’interessante visione in sociologia descrive i media non come un ulteriore potere, il quarto, ma come “il terreno della lotta per il potere”.
Ed è qui che vorrei arrivare.
La classe dirigente politica, che sta vivendo notoriamente un declino deontologico-qualitativo, è molto attiva nel costruire un’immagine di sé attraverso i media e pare non esserci più il giornalista che cerca il fatto politico da raccontare, ma c’è il personaggio politico che cerca lo spazio nella comunicazione di massa, consapevole che non è importante quello che è, ma piuttosto quello che sembra, tanto più se ben “sistemato” nella cronaca.
I politici odierni non sono ciceroni, ma grandi comunicatori.
Ritengo, però, che il giornalismo politico non possa discostarsi dalla deontologia e dall’obbligo di rispettare la verità sostanziale dei fatti: anche solo il titolo di un articolo può influenzare e confondere le masse.
A mio avviso questa grave crisi democratica che tiene gli elettori lontani dalle urne trova origine dal “sistema” politico, girone infermale nel quale sono caduti interessi pubblici e privati e forse oggi manca quel giornalismo attento, acuto e indipendente che garantiva la Verità.
Senza verità, non può esserci libertà e senza libertà, non può esserci un voto consapevole.
Avv. Sara Marchi consigliera comunale
Pasian di Prato

