Poco più di mezz’ora davanti al gip Camilla Del Torre per un passaggio che può segnare il futuro del procedimento sulla presunta corruzione elettorale a Udine. In aula si sono confrontate tre linee: la difesa del sindaco Alberto Felice De Toni e quella del consigliere di opposizione Giovanni Salmè, entrambe ferme nella richiesta di archiviazione, e la posizione dell’avvocato che rappresenta i consiglieri comunali firmatari dell’esposto, intenzionato a sostenere fino in fondo l’ipotesi di reato.
Al centro della vicenda resta la nomina di Daniela Perissutti ai vertici di Arriva Udine, che secondo la ricostruzione dei denuncianti sarebbe stata collegata a un accordo politico post-elettorale. Le difese hanno ribadito l’assenza di elementi penalmente rilevanti, mentre la parte civile ha insistito sulla necessità di approfondire ulteriormente il quadro.
La decisione del giudice non sarà immediata: il gip si è riservato e potrà pronunciarsi entro tre mesi, stabilendo se il fascicolo debba essere chiuso o se invece il procedimento debba proseguire. Una vicenda che intreccia politica, partecipate e rapporti di maggioranza, e che mantiene alta l’attenzione pubblica.

