SPECIALE VENEZUELA-Una tragedia dentro la tragedia: quando a lavorare sono ancora i più anziani

 

Una tragedia dentro la tragedia: quando a lavorare sono ancora i più anziani

In certe strade del mondo, la povertà non si misura solo nei numeri, ma negli sguardi. Basta fermarsi un attimo per vedere anziani che lavorano ancora, piegati dal peso degli anni e da un sistema che non concede tregua. Persone che hanno già dato tutto, che hanno costruito con le proprie mani il Paese in cui vivono, e che oggi si ritrovano costrette a continuare a lavorare perché la pensione non basta, perché la vita costa troppo, perché nessuno li ha protetti.

È qui che la tragedia diventa doppia: non solo la miseria, ma l’abbandono. Non solo la fatica, ma l’ingiustizia.

E attorno a loro, come in un quadro che non dovrebbe esistere nel 2026, si muovono camion degli anni ’60 ancora in servizio, mezzi che altrove sarebbero pezzi da museo e che invece arrancano sulle strade come simboli di un Paese che sopravvive più per ostinazione che per equità. Ci sono persino i vecchi FIAT, quelli che per miracolo funzionano ancora, a ricordare che qui tutto va avanti non grazie al progresso, ma nonostante la sua assenza.

È un’immagine potente, quasi brutale: anziani al lavoro e macchine d’epoca che non mollano. Un Paese che resiste, sì, ma che non dovrebbe essere costretto a farlo così.

Perché quando anche i più fragili devono continuare a lavorare, e quando perfino i mezzi più vecchi sono ancora indispensabili, allora non è solo un problema economico. È un fallimento sociale.

Da Caracas L. Alejandro

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