In Venezuela cresce la tensione attorno alla gestione degli aiuti internazionali dopo il terremoto che ha devastato il Paese. L’opposizione chiede che la distribuzione avvenga senza alcun filtro governativo, direttamente alle famiglie colpite, denunciando un pericolo concreto: «Il rischio che il regime li occulti è altissimo».
Secondo i leader dell’opposizione, il vero timore non è solo la manipolazione politica, ma che gli aiuti spariscano del tutto «per via dell’altissima corruzione e della criminalità che permeano ogni livello dello Stato». Una denuncia che trova eco nelle ONG locali, da giorni impegnate a documentare ritardi, mancate consegne e carichi umanitari mai arrivati a destinazione.
Il Paese è stremato: infrastrutture già fragili sono crollate, ospedali e centri di accoglienza non reggono l’urto dell’emergenza, intere comunità restano senza acqua, elettricità e ripari. In molte zone si registrano saccheggi, blocchi stradali e gruppi armati che controllano l’accesso ai rifornimenti.
Organizzazioni internazionali chiedono corridoi umanitari monitorati e totale trasparenza nella gestione degli aiuti, mentre la popolazione vive una crisi che somma tragedia naturale, collasso istituzionale e assenza di garanzie minime.
In un Venezuela già provato da anni di crisi economica e politica, la battaglia sugli aiuti umanitari diventa il simbolo di una frattura profonda: quella tra chi lotta per sopravvivere e un sistema di potere accusato di trasformare anche l’emergenza in occasione di controllo.
insomma pare che nulla sia cambiato dai tempi di Chavez e Maduro.
Luis Alejandro Caracas

