«La scossa è durata quasi tre minuti, un’eternità». Marco Polesel, friulano che vive a Caracas, racconta il terremoto che ha colpito il Venezuela. «All’inizio sembrava il solito tremolio, poi le finestre hanno iniziato a sbattere e i lampadari oscillavano come impazziti. Siamo scesi in strada di corsa».
Il sisma ha colpito duramente Morón, il secondo porto del Paese, nodo strategico per rifornimenti e trasporti. «Questo rende tutto ancora più complicato: siamo senza carburante e senza strutture adeguate per gestire l’emergenza. È un disastro nel disastro».
La comunità friulana si è subito attivata: «I gruppi WhatsApp sono esplosi di messaggi. In mezz’ora avevamo un quadro chiaro di chi stava bene e chi no». Intanto in città molte persone hanno dormito all’aperto, alcuni edifici mostrano crepe e in diverse zone mancano luce e acqua.
«La Protezione Civile fa il possibile, ma le risorse sono minime. Qui ci si affida alla solidarietà tra vicini». A colpire Marco è stata proprio la reazione della gente: «Paura sì, ma anche una dignità incredibile. I venezuelani non si arrendono».
Il pensiero corre inevitabilmente al Friuli del ’76: «Quel ricordo torna sempre, ma anche la lezione di resilienza». Ai friulani in Italia manda un messaggio semplice: «Stiamo bene. E ogni telefonata da casa è un abbraccio che ci dà forza».

