Trieste – In Commissione l’atmosfera è tesa. Sul tavolo c’è il ritorno delle Province e una domanda che nessuno riesce a scacciare: serve o no un referendum. L’assessore Roberti richiama la Consulta del 2015 come un precedente rassicurante. Ma gli esperti non ci stanno. Per Coen, Bellarosa e Zollia il Fvg riparte da zero, dopo la soppressione degli enti, e «sentire le popolazioni» significa consultarle davvero, per evitare ricorsi e incertezze future.
Il confronto si accende anche sulle funzioni: organi elettivi per la programmazione politica, strutture tecniche per il resto. Qualcuno suggerisce di rafforzare gli Edr invece di ricreare nuovi livelli istituzionali.
Fuori dall’aula, le posizioni politiche si incrociano: M5s, Terza Ricostruzione, Open Sinistra, Patto e Pd vedono un passo indietro; la maggioranza difende un sistema «più vicino ai territori». Ma una domanda resta sospesa, più pesante delle altre: che cosa accadrebbe se il referendum, un domani, dicesse no.

