Inattesa nel calendario, ma non per questo meno significativa, la nomina di Maria Montserrat Alvarado a prefetta del Dicastero per la Comunicazione segna il primo vero spartiacque del pontificato di Leone XIV. Dal 1° novembre prenderà il posto di Paolo Ruffini, in pensione, e già ora la sua designazione fa discutere. Non per il fatto di essere laica e donna — normalità dopo le riforme di Francesco — ma per il profilo e per il luogo da cui arriva: la guida di EWTN, il più grande network cattolico conservatore al mondo, spesso critico verso il precedente pontificato. Basti ricordare le parole di Francesco nel 2021, quando definì certi attacchi “opera del diavolo”, o l’invito del cardinale Parolin a una comunicazione “non ostile”.
La scelta di Leone XIV, però, non sembra una rivincita degli anti‑Francesco. Piuttosto, appare come un atto di governo pragmatico. Prevost, matematico e americano, ha passato al setaccio bilanci, organigrammi e risultati: il Dicastero per la Comunicazione è da anni un gigante faticoso, frutto di una fusione mai davvero compiuta. Serviva una manager capace di far funzionare la macchina, e Alvarado — ideologia a parte — è esattamente questo. La sua missione dichiarata è “difendere la Chiesa” e farlo con una struttura efficiente. Leone XIV sembra aver scelto la competenza, non un vessillo identitario.
EWTN, fondata nel 1981 da Madre Angelica, è oggi un conglomerato globale: canali tv, radio, editoria, informazione politica molto seguita dai conservatori americani. Criticata per la sua linea, Alvarado ha sempre rivendicato di aver dato spazio a Francesco e di ospitare una pluralità di opinioni. Ora dovrà guidare la comunicazione vaticana in un tempo in cui la Chiesa è attraversata da tensioni interne e da un ecosistema mediatico sempre più polarizzato. La sua nomina, comunque la si legga, è un segnale forte: Leone XIV vuole una comunicazione che funzioni davvero. E che funzioni bene.

