Vannacci da Gruber, il duello che ridisegna la destra

 

Il confronto tra Roberto Vannacci e Lilli Gruber a Otto e Mezzo non è stato solo un episodio televisivo: è diventato un passaggio politico che misura la fase convulsa della destra italiana. Il generale si è presentato come l’interprete di una “destra autentica”, prendendo le distanze tanto dal governo Meloni quanto dalla Lega che pure lo ha portato in Parlamento. La sua rivendicazione di autonomia — “sono il sestante della destra” — è suonata come un messaggio diretto ai delusi del centrodestra tradizionale.

Sul terreno dei diritti civili, Gruber lo ha incalzato con domande frontali, ottenendo risposte che hanno polarizzato il dibattito pubblico. L’ormai celebre scambio su omosessualità e “famiglia naturale” ha mostrato quanto Vannacci punti a consolidare un’identità valoriale non negoziabile, anche a costo di scontrarsi con la sensibilità moderata dell’elettorato urbano.

Ancora più duro il passaggio sull’immigrazione, dove il generale ha accusato la maggioranza di non aver mantenuto le promesse e ha rilanciato la sua linea securitaria. La frase “A lei piacciono i clandestini?” è diventata immediatamente virale, confermando la sua capacità di imporre frame comunicativi.

La puntata, seguita da quasi il 10% di share, certifica un dato politico: Vannacci non è più un outsider, ma un fattore destabilizzante dentro la destra. E il centrodestra, già attraversato da tensioni interne, dovrà decidere se contenerlo o inseguirlo.

 

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