Fine vita, il centrodestra Fvg si compatta: «No alle fughe in avanti, la legge è nazionale»

 

La discussione sul fine vita torna a scuotere il dibattito politico, ma in Friuli Venezia Giulia la linea della maggioranza è ormai definita: niente iniziative regionali, applicazione rigorosa delle sentenze della Corte costituzionale e richiesta di una legge nazionale chiara e uniforme. Una posizione che unisce governatore, capigruppo e vertici dei partiti, in un fronte compatto contro ogni tentativo di legiferare a livello locale.

Fedriga: «Serve uniformità, la competenza è dello Stato»

Il presidente Massimiliano Fedriga ribadisce una posizione già espressa in passato: «Sul fine vita ci siamo già pronunciati: è materia che richiede uniformità normativa, non interventi regionali». Per il governatore, il rischio è creare un mosaico di regole diverse tra territori, con conseguenze etiche, giuridiche e sanitarie difficili da gestire. «La cornice deve essere nazionale», insiste, richiamando il Parlamento alle proprie responsabilità.

Capigruppo allineati: da Cabibbo a Giacomelli, un fronte unico

La stessa linea arriva dai capigruppo della coalizione.
Per Cabibbo (Lega), il punto è di metodo: «Le Regioni devono applicare le sentenze della Consulta, ma non sostituirsi al legislatore statale».
Giacomelli (FdI) parla di «tema delicatissimo, che necessita garanzie e procedure definite dal Parlamento, non da assemblee territoriali».
Anche Forza Italia e la lista Fedriga convergono: «Procedere in ordine sparso sarebbe sbagliato. Serve una legge nazionale che tuteli tutti allo stesso modo».

Il nodo politico: tra bioetica, diritti e competenze

La maggioranza rivendica una posizione di prudenza istituzionale: il fine vita è materia che intreccia diritto, medicina, etica e garanzie costituzionali. Senza una legge statale, le Regioni possono solo recepire le indicazioni della Corte costituzionale sul suicidio assistito, ma non creare nuovi percorsi o ampliare le condizioni di accesso.

Il messaggio alla politica nazionale

Il centrodestra Fvg manda così un segnale chiaro a Roma: serve una legge, e serve presto. Una norma che definisca criteri, limiti, procedure e responsabilità, evitando che siano i territori – o i tribunali – a colmare il vuoto legislativo.

La partita, dunque, si sposta sul Parlamento. In attesa che la politica nazionale decida, il Fvg sceglie la linea della compattezza e della cautela istituzionale.

 

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