L’EDITORIALE del Direttore-A proposito di stivaloni

 

Ogni tanto, nella storia politica italiana, riemerge una metafora che sembra fatta apposta per misurare lo stato di salute della democrazia: l’arrivo dell’“uomo con gli stivaloni”. Non è un’immagine folkloristica, né un vezzo retorico. È un avvertimento antico, ma sempre attuale, che Ciriaco De Mita — uno dei più lucidi interpreti della Prima Repubblica — utilizzava per ricordare che quando i partiti si indeboliscono, quando le regole diventano elastiche e quando la politica rinuncia alla propria funzione, il rischio di una deriva autoritaria non è mai del tutto scongiurato.

De Mita lo diceva con la sua ironia tagliente: “Quando la politica si indebolisce, arriva l’uomo con gli stivaloni.” Una frase che oggi suona come un monito più che come una battuta. Perché gli “stivaloni” non sono un simbolo nostalgico del passato, ma la rappresentazione di un potere che avanza quando la democrazia arretra: decisionismo senza mediazione, verticalità senza controllo, leadership che si sostituisce alle istituzioni invece di guidarle.

La fragilità dei partiti, la personalizzazione della politica, la tentazione di modificare regole e statuti per adattarli alle convenienze del momento: tutto questo crea terreno fertile per chi, metaforicamente o meno, indossa gli stivali e marcia verso il centro della scena. Non serve immaginare scenari estremi: basta osservare come, in assenza di strutture solide, il dibattito pubblico si polarizzi, le istituzioni si irrigidiscano e la partecipazione si riduca a tifoseria.

Il punto non è evocare paure, ma ricordare una verità semplice: la democrazia non è mai garantita, e la sua tenuta dipende dalla qualità dei partiti, dalla trasparenza delle regole, dalla capacità delle comunità politiche di restare aperte, plurali, responsabili. Quando queste condizioni vengono meno, l’uomo con gli stivaloni non è un fantasma: è una possibilità.

Ecco perché, oggi più che mai, vale la pena tornare a quella metafora. Non per guardare indietro, ma per capire che la forza della democrazia non sta nell’assenza di rischi, bensì nella capacità di riconoscerli e prevenirli. Gli stivaloni, in fondo, non fanno paura se la politica cammina con passo sicuro.

 

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