La crisi Electrolux si allarga come un effetto domino che travolge stabilimenti, lavoratori e intere comunità. Il piano annunciato dal gruppo – 1.700 esuberi in Italia e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi – non è un semplice ridimensionamento, ma il segnale di una strategia globale che sta smantellando la presenza industriale europea. Dopo le chiusure in Ungheria e negli Stati Uniti, ora tocca ai poli italiani, con ripercussioni pesanti sull’indotto e sui territori del Nord-Est.
Sindacati e istituzioni parlano di scelta “inaccettabile” e chiedono il ritiro del piano, mentre il governo convoca un tavolo urgente. Ma la crisi del settore, schiacciato tra calo dei consumi e concorrenza asiatica, rischia di andare oltre Electrolux, aprendo una stagione di incertezza per tutta la filiera degli elettrodomestici.

