La tensione interna nella Lega torna a farsi sentire, questa volta con un messaggio diretto che arriva dal Mezzogiorno. I parlamentari del Sud hanno fatto sapere a Matteo Salvini che l’ipotesi di sostenere il ritorno alle preferenze nella legge elettorale sarebbe considerata una linea rossa: “Se voti le preferenze, ce ne andiamo”. Un avvertimento che fotografa un partito diviso, dove le sensibilità territoriali non sono più un dettaglio ma un fattore strutturale.
Il leader del Carroccio, nel frattempo, prova a ricompattare il fronte del Nord, oggi dominato dall’asse Zaia–Fedriga, rilanciando il tema del terzo mandato per i presidenti di Regione. Una mossa che mira a recuperare centralità tra gli amministratori settentrionali, sempre più autonomi nelle loro posizioni e spesso distanti dalla strategia nazionale del segretario.
Il risultato è un doppio binario: da un lato Salvini tenta di riaprire il dialogo con i governatori del Nord, dall’altro deve gestire la crescente insofferenza dei parlamentari meridionali, preoccupati che il ritorno alle preferenze possa indebolire la loro rappresentanza e alterare gli equilibri interni. La Lega si ritrova così in una fase delicata, compressa tra spinte divergenti e la necessità di ridefinire la propria identità nazionale.
La partita è appena iniziata, ma il messaggio arrivato dal Sud è chiaro: sulla legge elettorale non c’è spazio per forzature. Salvini dovrà decidere se tirare dritto o cercare una mediazione che eviti nuove fratture.

