Gli schemi sono saltati. La partita per la presidenza del Cafc non è più una questione interna al centrodestra, ma il terreno su cui la Lega sta giocando in proprio, replicando quanto già accaduto in altre realtà comunali: dialogo sotterraneo con pezzi del Pd, pressione sugli alleati, e un messaggio politico chiarissimo. Il risultato? Forza Italia e Fratelli d’Italia spiazzate, e la conferma di Salvatore Benigno improvvisamente appesa a un filo.
Il quarto mandato dell’ex sindaco di Latisana, dato per scontato fino a poche settimane fa, oggi è osteggiato apertamente dal Carroccio. «Benigno ha già fatto tre mandati, non c’è convergenza per una proroga», taglia corto il segretario provinciale Graziano Bosello, che rivendica la disponibilità di «altre professionalità» pronte a subentrare. Ma il punto non è solo tecnico: è politico. L’affondo contro gli azzurri è frontale. «Forza Italia ha fatto saltare Cividale e ora tratta col Pd per il Cafc. Se la coalizione non esiste più, ce lo dicano».
Il riferimento è alle trattative – vere o presunte – tra gli azzurri e il dem Francesco Martines, oggi presidente del Controllo analogo, per mantenere lo schema attuale almeno per un altro anno. Ma anche qui gli equilibri sono saltati: il gruppo consiliare del Pd e la segreteria regionale non vogliono Martines e puntano su Pietro Del Frate. Se passasse questa linea, cadrebbe anche la sponda dem su cui Forza Italia contava per blindare Benigno.
Intanto la Lega osserva, si muove, e capitalizza. Il braccio di ferro sul Cafc è infatti solo un antipasto delle partite più importanti che si apriranno nei prossimi mesi: partecipate, assetti territoriali, equilibri di coalizione. E il Carroccio, scegliendo di dialogare con il Pd quando conviene, sta mostrando di non voler più subire le scelte degli alleati.
Sul fronte tecnico, Martines continua a spingere sul dossier più pesante: la gestione dell’acqua di Trieste, destinata a gara europea e potenzialmente appetibile per operatori nazionali e internazionali. «Il rischio è che il servizio finisca fuori regione», avverte, indicando nel modello in house l’unica garanzia per mantenere la gestione in mani friulane. E in questo scenario, sostiene, Cafc avrebbe «tutte le carte in regola» per assumere il servizio.
Ma la vera partita, oggi, è politica. E il messaggio è chiaro: nel centrodestra friulano nulla è più scontato. Nemmeno la presidenza di Benigno.

