Omicidio Regeni: dieci anni ai tre 007 egiziani per il sequestro

 

Roma – Dopo anni di indagini, rinvii e tensioni diplomatiche, arriva la sentenza che segna un punto fermo nel caso Giulio Regeni. La Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni di reclusione ciascuno i tre agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro del ricercatore friulano, rapito e torturato al Cairo nel 2016.

Le pene riguardano due colonnelli e il maggiore Sharif, per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo. I giudici hanno riconosciuto la responsabilità nel rapimento, ma non hanno potuto estendere la condanna agli altri capi d’imputazione per le difficoltà legate all’assenza degli imputati e alla mancata collaborazione delle autorità egiziane.

La decisione arriva al termine di un processo simbolico e complesso, che ha visto l’Italia chiedere verità e giustizia per un giovane ricercatore di Cambridge impegnato nello studio dei sindacati egiziani. Regeni fu trovato morto il 3 febbraio 2016, con segni evidenti di tortura.

La sentenza non chiude la ferita, ma rappresenta un passo importante nella ricerca della verità. “Giulio è stato sequestrato, torturato e ucciso — e oggi almeno una parte di responsabilità è stata riconosciuta”, ha commentato la famiglia, presente in aula.

Un verdetto che parla anche di dignità e memoria, e che ricorda quanto la giustizia, pur lenta, possa ancora illuminare le zone d’ombra della storia.

 

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