Fine del terzo mandato: un bivio democratico per il Friuli Venezia Giulia
di Enzo Cattaruzzi
La decisione della Corte Costituzionale che sancisce il divieto di un terzo mandato consecutivo anche per le Regioni a statuto speciale non è solo un pronunciamento tecnico: è un punto di svolta. In Friuli Venezia Giulia, dove l’autonomia è vissuta come valore identitario e strumento di prossimità, questa sentenza impone una riflessione profonda sul rapporto tra regole, rappresentanza e futuro democratico.
Non si tratta di un attacco alla volontà popolare, ma di un richiamo al principio dell’alternanza, che è fondamento di ogni democrazia matura. Il limite ai mandati non è una negazione della fiducia, ma una garanzia di pluralismo, di ricambio, di possibilità. È il segnale che le istituzioni non appartengono a chi le guida, ma a chi le abita: i cittadini.
E ora?
La politica regionale si trova davanti a un bivio. Le ipotesi si moltiplicano: elezioni anticipate, ritorno al proporzionale puro, ridefinizione del ruolo del Consiglio regionale. Ma al di là delle formule, ciò che conta è il metodo: il confronto aperto, il rispetto reciproco, la capacità di immaginare un futuro che non sia solo la prosecuzione del presente.
Il Friuli Venezia Giulia ha già dimostrato, in passato, di saper coniugare tradizione e innovazione, autonomia e responsabilità. Ora è chiamato a farlo di nuovo, con coraggio e lucidità.
Una sfida di maturità istituzionale
Non è il momento dei personalismi, né delle nostalgie. È il tempo della costruzione. Di una politica che non si misura solo in consensi, ma in coerenza. Di una classe dirigente che sappia farsi da parte per lasciare spazio, e che sappia tornare, se chiamata, con rinnovata umiltà.
Il limite al terzo mandato non è una fine. È un passaggio. Un’opportunità per ripensare il senso della rappresentanza, per restituire centralità alle idee, ai programmi, alla partecipazione. Perché la democrazia non è mai un automatismo: è sempre una scelta.

