Il nuovo scatto dei prezzi alla pompa sta lasciando segni evidenti sull’economia del Friuli Venezia Giulia. In una regione che vive di mobilità – dai trasporti transfrontalieri alle filiere industriali che ogni giorno muovono merci verso Austria e Slovenia – il caro carburanti si traduce in costi più alti per aziende e famiglie, con effetti immediati su competitività e consumi.
Le imprese della logistica e della manifattura segnalano aumenti significativi nelle spese di trasporto: per molte PMI, già alle prese con margini ridotti, ogni pieno più caro significa rinviare investimenti, rivedere listini o tagliare attività non essenziali. Il rischio, evidenziato dalle associazioni di categoria, è un rallentamento della produzione proprio nei mesi cruciali della ripresa autunnale.
Il rincaro colpisce anche i bilanci delle famiglie. Con un pieno che costa fino a 15 euro in più rispetto alla primavera, la spesa disponibile si riduce e i consumi locali ne risentono: meno acquisti, meno uscite, meno servizi. Un segnale che preoccupa il commercio al dettaglio, già provato da mesi di inflazione persistente.
A complicare il quadro c’è il “fattore confine”: in Slovenia e Austria i prezzi restano più bassi, spingendo molti automobilisti friulani a fare rifornimento oltrefrontiera. Un fenomeno che penalizza le stazioni di servizio regionali e riduce il gettito fiscale locale.
Il caro carburanti, insomma, non è solo un fastidio per gli automobilisti: è un freno reale per l’economia del Friuli Venezia Giulia, che ora attende interventi mirati per evitare che i rincari diventino un ostacolo strutturale alla crescita.
Zoe

