All’indomani dell’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione di Cafc – al quale viene rivolto l’augurio di buon lavoro – il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale torna a ribadire la propria contrarietà al progetto del termovalorizzatore previsto nell’area industriale Aussa Corno. Un intervento che, secondo il capogruppo Diego Moretti e la consigliera Manuela Celotti, «fuori da ogni pianificazione regionale, avrebbe un impatto stravolgente sull’intero sistema dei rifiuti, dei trasporti e dell’ambiente, oltre alle ricadute dirette sul territorio sangiorgino».
I due esponenti dem ricordano come, già nel dicembre 2025, una loro interrogazione chiedesse al presidente della Regione di esprimere una posizione chiara sull’ipotesi di impianto nel Comune di San Giorgio di Nogaro. A questa iniziativa sono seguite una richiesta di audizione in IV commissione e, nei giorni scorsi, una formale istanza di accesso agli atti indirizzata alle multiutility Cafc, Net, A&T 2000 e Isontina Ambiente, «per verificare se e quali documenti siano stati trasmessi dalla società proponente rispetto all’investimento».
Moretti e Celotti denunciano «il silenzio tombale dei vertici regionali, a partire dal presidente Fedriga», e sostengono che sia ormai necessario chiarire «chi sapeva, cosa sapeva e da quanto tempo». Nel merito, i consiglieri evidenziano come il progetto parlerebbe di un impianto da 500mila tonnellate annue, mentre il Piano regionale dei rifiuti aggiornato nel 2022 prevede un nuovo impianto con capacità massima di 100-120mila tonnellate. Una differenza che, sottolineano, comporterebbe impatti significativi su viabilità stradale, ferrovia e porto, oltre a porre interrogativi sulla destinazione d’uso dell’ex area Eurofer, che «non risulta prevedere insediamenti di termovalorizzazione».
Ulteriore nodo irrisolto, secondo il Pd, è il ruolo attribuito a Cafc: «Si continua a fare riferimento a una società che oggi si occupa di acqua e non di rifiuti, e della quale non è chiaro quale funzione dovrebbe avere in questo controverso progetto».
«La Regione – concludono Moretti e Celotti – deve uscire dall’ambiguità e assumersi fino in fondo la responsabilità politica che le compete davanti ai cittadini del Friuli Venezia Giulia».

