Lega-Il portavoce lascia Salvini

 

Matteo Salvini dovrà fare a meno di uno dei collaboratori più fedeli e più ascoltati: Matteo Pandini, il portavoce che lo accompagna dal 2018, sta per lasciare l’incarico e cambiare lavoro. Una scelta che, al di là delle motivazioni personali, viene letta da molti osservatori come l’ennesimo indizio di una fase complicata per la Lega e per la leadership del suo segretario.

Pandini non era un semplice addetto stampa: era il filtro, la voce, spesso anche il consigliere informale nelle fasi più delicate. Dalla stagione del 34% alle difficoltà degli ultimi anni, è stato uno dei pochi punti fermi attorno a Salvini. La sua uscita, dunque, pesa più di un normale avvicendamento.

Il partito vive una stagione di emorragie interne, tensioni territoriali e rapporti sempre più complessi con gli alleati. In questo quadro, la perdita di una figura così radicata nella macchina comunicativa del leader appare come un ulteriore segnale di fragilità. Non un crollo improvviso, ma un logoramento lento, fatto di pezzi che si staccano uno dopo l’altro.

Per Salvini si apre ora una fase nuova: dovrà ricostruire un team, ridefinire la strategia e provare a rilanciare un messaggio politico che fatica a ritrovare centralità. L’uscita di Pandini, in questo senso, è più di un cambio di ruolo. È il simbolo di un ciclo che si chiude.

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HP

 

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