Tagliamento: tutto da rifare

 

La Regione costretta a rivedere il progetto: i modelli idrologici non bastano più

Il progetto della Regione per il Tagliamento entra in una fase decisiva: le basi tecniche su cui si fondava non sono più sufficienti. È quanto emerso nell’audizione della IV Commissione, dove il professor Andrea Rinaldo, idrologo di fama internazionale incaricato dalla Regione, ha spiegato che i modelli utilizzati finora per stimare le piene non riescono più a descrivere gli scenari futuri, segnati da eventi estremi sempre più frequenti

Per decenni la progettazione si è basata sulla piena del 1966, con una portata di circa 2.500 m³/s a Pinzano. Un riferimento che, secondo Rinaldo, non garantisce più condizioni di sicurezza in un clima radicalmente mutato

Da qui la necessità di ridefinire le piene di progetto, aggiornare gli strumenti di analisi e verificare se le opere previste siano ancora adeguate.

L’audizione ha messo in luce anche un nodo politico: per anni si è discusso di interventi senza aggiornare prima le basi scientifiche, come richiesto da più parti. La mozione del Patto per l’Autonomia-Civica, poi ritirata, aveva proprio l’obiettivo di aprire un percorso più trasparente e fondato su dati aggiornati.

Rinaldo ha insistito su un punto: non si riparte da zero, ma occorre verificare se le premesse tecniche siano ancora solide. E ha chiesto un processo decisionale aperto, dove competenze e proposte possano essere valutate con chiarezza.

Il risultato è evidente: il progetto sul Tagliamento va ripensato dalle fondamenta. Non per rallentare, ma per garantire che ogni scelta sia efficace, sostenibile e all’altezza del fiume simbolo del Friuli.

 

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