La Lega torna a fare i conti con le sue fratture interne. A riaccendere le tensioni è stato il duro affondo di Alberto Villanova, esponente vicino al presidente veneto Luca Zaia, che ha denunciato una gestione del partito “chiusa e verticistica”. Secondo l’area “zaiana”, la Lega avrebbe smarrito il suo radicamento territoriale, sacrificando l’ascolto dei territori e dei suoi amministratori storici in nome di decisioni calate dall’alto. «Non è una questione personale, ma politica», ribadiscono dal Veneto, rivendicando un modello basato su autonomia e buon governo. Dal vertice del Carroccio, per ora, nessuna replica ufficiale, ma il malessere è palpabile. In un momento in cui il partito è chiamato a ridefinire la propria identità, la protesta degli zaiani potrebbe segnare l’inizio di un confronto più ampio. E le onde di questo scontro potrebbero presto raggiungere anche il Friuli Venezia Giulia, dove non mancano sensibilità affini e tensioni latenti.

