Fedriga e il terzo mandato: quando la politica sfida il diritto
La Corte Costituzionale ha parlato chiaro: il limite dei due mandati consecutivi vale anche per le Regioni a statuto speciale. Un principio che tutela l’alternanza democratica e previene la cristallizzazione del potere. Ma Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, non sembra intenzionato a chiudere il capitolo. Anzi, rilancia: “Serve un accordo politico nazionale”.
La sua posizione non è isolata. La Lega, da tempo, sostiene che debbano essere i cittadini a decidere, non le sentenze. Il terzo mandato diventa così il simbolo di una tensione più ampia: tra autonomia regionale e uniformità costituzionale, tra consenso elettorale e regole democratiche.
Fedriga non contesta la legittimità della Consulta, ma ne relativizza il peso, spostando il confronto sul piano parlamentare. È una mossa politica, non giuridica. Un tentativo di trasformare un vincolo in opportunità, di ridefinire il confine tra rappresentanza e potere.
Ma in questa partita, il rischio è che il diritto diventi strumento, non fondamento. E che la democrazia venga misurata non sulla capacità di alternanza, ma sulla forza del consenso.
Il dibattito è aperto. E riguarda tutti noi.

