Tra sacchi di indumenti abbandonati, cassonetti traboccanti e spazi pubblici lasciati all’incuria, il volto di Pasian di Prato mostra segni sempre più evidenti di un degrado che non è solo estetico, ma profondamente civico.
A denunciarlo sono molti residenti, stanchi di convivere con una quotidianità che stride con il senso di appartenenza e dignità che da sempre caratterizza la comunità friulana.
La protesta, silenziosa ma tenace, si è fatta voce negli ultimi mesi: segnalazioni e appelli sui social. E ora anche immagini eloquenti, come quella del cassonetto per la raccolta di indumenti usati, circondato da vestiti sparsi e rifiuti, simbolo di una solidarietà tradita e di una gestione che non regge più il peso delle buone intenzioni.
“Non è solo questione di pulizia – afferma una residente del centro – è il senso di abbandono che ci ferisce. Vogliamo vivere in un paese che rispetti i suoi spazi e chi li abita.”
A rendere più acuto il malessere, anche la recente protesta contro l’apertura di un centro per minori con problemi di giustizia nella frazione di Passons
Timori per la sicurezza, mancanza di dialogo con le istituzioni, e una sensazione diffusa di non essere ascoltati. Il disagio si trasforma così in richiesta di partecipazione, di trasparenza, di cura.
Ma la protesta, come ha scritto qualcuno, può essere anche un grido d’amore per la propria terra
E in questo senso, Pasian di Prato non si arrende. I cittadini chiedono interventi concreti: una gestione più attenta dei servizi, un piano di riqualificazione degli spazi pubblici, e soprattutto un ascolto vero da parte di chi amministra.
Perché il degrado non è solo ciò che si vede. È ciò che si lascia sedimentare quando si smette di credere che ogni angolo del paese meriti rispetto.
E a Pasian di Prato, il rispetto è ancora una parola che conta.

