De Toni, il riformismo comunitario e la sfida della complessità urbana
Alla presentazione del libro Una vita surfando sull’orlo del caos, il sindaco Alberto Felice De Toni ha offerto al pubblico dello Spazio Villalta un ritratto nitido della sua visione politica: una città aperta, fondata sulla partecipazione e sulla coesione sociale. Il suo “riformismo comunitario” punta a superare tanto il collettivismo quanto il liberismo, riportando la persona al centro e interpretando la vita pubblica come un equilibrio dinamico tra ordine e caos.
Davanti alla sala gremita, sollecitato dal condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, De Toni ha intrecciato biografia, accademia e politica: dalle origini popolari a Curtarolo alla guida dell’Università di Udine, fino all’approdo a Palazzo D’Aronco. Un percorso che, ammette, non è stato semplice: «La politica è la cosa più difficile. Il consiglio comunale? Una via Crucis», ha detto con ironia, rivendicando però la scelta di dire sempre la verità.
Nel libro, articolato in tre parti, il sindaco racconta la propria storia, descrive un metodo e delinea un progetto politico che rimette al centro i bisogni esistenziali delle persone. E indica tre priorità per un centrosinistra competitivo: un fisco equo basato sulla fiscalità di contrasto, un grande piano casa per calmierare il mercato e sostenere la prima abitazione, e la sussidiarietà come cura condivisa dei beni comuni. «Libertà è partecipazione», ricorda citando Gaber.
In chiusura, i ringraziamenti alla famiglia e un auspicio: una politica capace di riaccendere la speranza di chi, per delusione o stanchezza, si è allontanato dalla vita pubblica.

