Carlo Calenda scopre le carte e guarda già oltre le urne. Il leader di Azione ha annunciato la nascita della lista “Il Centro”, un progetto politico che punta a riunire l’area moderata, europeista e riformista e a presentarsi autonomamente alle prossime elezioni. L’obiettivo dichiarato non è soltanto ottenere una rappresentanza parlamentare, ma diventare un soggetto determinante nella formazione del futuro governo. Secondo Calenda, lo scenario di una legislatura senza una maggioranza autosufficiente è tutt’altro che improbabile. In un contesto caratterizzato da quattro poli politici competitivi, il leader di Azione ritiene che una forza centrista possa assumere il ruolo di ago della bilancia, influenzando la nascita dell’esecutivo e i suoi indirizzi programmatici. «Se nessuno prende il 43 per cento, e con quattro poli può accadere, possiamo esserlo», ha spiegato riferendosi alla possibilità di risultare decisivi dopo il voto. La nuova lista dovrebbe raccogliere diverse esperienze dell’area moderata, dai movimenti civici agli europeisti, passando per esponenti popolari e liberal-democratici. Un contenitore che punta a intercettare quell’elettorato che non si riconosce né nel centrodestra di governo né nel cosiddetto campo largo del centrosinistra. Non sono mancate le critiche agli avversari. Calenda ha attaccato duramente l’alleanza progressista, sostenendo che le scelte strategiche del centrosinistra siano ormai condizionate dal Movimento 5 Stelle e prevedendo una difficile competizione elettorale per quella coalizione. Allo stesso tempo, ha rivendicato per il nuovo progetto politico una collocazione autonoma, lontana dalle logiche tradizionali del bipolarismo italiano. L’annuncio di “Il Centro” rappresenta dunque molto più della semplice presentazione di una lista elettorale. È il tentativo di riportare al centro del dibattito politico una forza capace di dialogare con schieramenti diversi e di rivendicare un ruolo determinante nelle future alleanze parlamentari. Una scommessa che punta meno alla conquista di Palazzo Chigi e più alla capacità di influenzare gli equilibri del giorno dopo, quando dai numeri delle urne dipenderà la nascita del prossimo governo.

