DOSSIER-Il confine che scotta: Bibione e il richiamo del Friuli

 

Certe frontiere geografiche sono linee sottili tracciate sulle mappe, ma nella testa dei cittadini e nei bilanci degli enti locali diventano faglie tettoniche. A quello che sta accadendo a San Michele al Tagliamento, lembo estremo del Veneto orientale che torna a guardare con insistenza aldilà del fiume, pretendendo il passaporto per il Friuli-Venezia Giulia. E consapevole in questa ambizione di secessione amministrativa, minaccia di trascinare il pezzo più pregiato della corona: Bibione.

Non si tratta di un vezzo nostalgico o di una semplice bizza municipalista. La spinta promossa dalla Consulta Comunale per la Friulanità e raccolta da ampie fasce della cittadinanza affonda le radici in un disagio antico quanto concreto. Da un lato c’è  la percezione più diffusa tra i comuni di confine del Veneto di essere periferie dimenticate, “terre di nessuno” luoghi istituzionali non considerati rispetto alle centrali  di Venezia o Verona. Dall’altro splende il miraggio (ma per molti versi la solida realtà) dello Statuto Speciale friulano: un regime di autonomia capace, almeno sulla carta e nei fatti amministrativi vicini, di garantire servizi più efficienti, fiscalità di vantaggio, incentivi per le famiglie e una risposta strutturata ai gap territoriali.

Il vero elefante nella stanza, tuttavia, si chiama Bibione. Parlare di San Michele significa parlare di una delle capitali indiscusse del turismo balneare italiano, un colosso da oltre cinque milioni di presenze annue e un gettito fiscale di primissimo piano. E’ qui che la partita smette di essere locale e diventa uno scontro di sistema. Per il Friuli-Venezia Giulia, annettere un simile motore economico significherebbe acquisire un asset turistico e una leva di ricchezza straordinaria. Per il Veneto, l’idea di perdere un pezzo così vitale del proprio litorale suona come uno sfregio inaccettabile, un campanello d’allarme che evoca il precedente già consumato con Sappada.

Già nel maggio del 2005 i cittadini di San Michele si espressero a favore del distacco, bloccati allora unicamente dalla tagliola formale del quorum referendario. Oggi per il clima politico e il logoramento dei rapporti con i servizi regionali veneti  di fatto orientati verso la vicina Pordenone per sanità tribunali e dinamiche sociali “ rendono il terreno molto più fertile.

La politica regionale  è chiamata a una prova di maturità .
Ignorare il malcontento derubricandolo a boutade estiva sarebbe un errore miope; trattarlo senza una visione complessiva dei confini regionali rischia di aprire una crepa istituzionale pericolosa. Perché quando un territorio sceglie di voltare le spalle alla propria storia amministrativa per inseguire promesse di efficienza e benessere, la politica ha il dovere di interrogarsi: non su dove corrano i confini sulla carta, ma sul perchè i cittadini abbiano smesso di sentirsi a casa propria.

Zoe

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