Sanità Fvg, miglioramenti minimi e scelte rischiose: il piano oncologico divide

 

La Giunta regionale celebra progressi che, in realtà, appaiono modesti e insufficienti a recuperare il terreno perduto. Il Friuli Venezia Giulia, un tempo ai vertici nazionali per qualità del servizio sanitario, oggi scivola a metà classifica, superato da regioni che storicamente registravano risultati peggiori. Non c’è coerenza nel vantarsi di miglioramenti lenti mentre il sistema arretra.

A pesare è soprattutto il piano della rete oncologica, utilizzato come giustificazione politica nonostante nelle sue parti cruciali non sia ancora attuato. Da due anni si teme che la riorganizzazione finisca per indebolire gli ospedali spoke, privandoli di competenze chirurgiche essenziali anche per garantire la tenuta dei Pronto soccorso. Intanto resta irrisolta la questione della concentrazione degli interventi oncologici complessi – fegato e pancreas – in un unico centro regionale.

Invece di partire da qui, si propone di togliere ai presidi di base attività chirurgiche fondamentali su colon, retto e vescica, patologie diffuse e indispensabili per mantenere operativi i reparti. Un rischio evidente per la tenuta dell’intera rete ospedaliera, già sotto gli standard nazionali per posti letto e tasso di ospedalizzazione.

Il piano oncologico non può diventare lo strumento per ulteriori tagli: il Fvg ha bisogno di rafforzare, non indebolire, la sua sanità.

Così la consigliera regionale del PD, Manuela Celotti (foto)

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