Il tecnico tedesco confermato part time in attesa di riscontri positivi contro il Milan, mentre girano i nomi di Thiago Motta, Calzona, Zanetti o D’Aversa in caso di nuova dèbacle
Non sparate sul pianista, invitava un cartello all’ingresso dei saloon del mitico Far West, ed è la velata richiesta che la società bianconera rivolge al mondo esterno riguardo all’allenatore Runjaic, confermato a tempo determinato dopo la dèbacle interna con il Lecce, successiva ai quattro precedenti stop contro Lazio, Inter, Cagliari e Torino. I pro e i contro relativi all’operato del tecnico tedesco (che continua ancora a parlare deutsch dopo tre stagioni all’Udinese, per la gioia del traduttore simultaneo Ludovico Ricca) si sprecano, con i primi a fare riferimento alla catena di infortuni che hanno martellato sin dall’inizio la rosa, con dito puntato sullo staff del preparatore atletico Garcia. Ultimo della serie il neo arrivato Alaba, durato in campo 45’, i primi, contro il Lecce e alle prese con un risentimento muscolare al polpaccio destro che lo terrà lontano dal campo almeno fino a fine mese. Ma prima di lui numerose le noie muscolari che hanno afflitto l’organico, spia di una preparazione rivedibile che ha penalizzato spesso le scelte del tecnico. I “contro” sono vari, a partire dalla mancanza di idee di gioco, con anche pedine schierate in posizioni inadeguate, per proseguire con i cambi in corsa spesso scontati e ininfluenti e con formazioni dalle scelte reiterate di giocatori non all’altezza (Ebosse in primis) a discapito di altri che fanno panchina, come Bertola, Zanoli e Palma, guarda caso tutti italiani. E dopo il tracollo contro i salentini, con un’Udinese apparsa disgregata, è sorto spontaneo un quesito: la squadra è unita e segue ancora l’allenatore? Alessandro Orlando, esterno sinistro dell’Udinese e di altre squadre, al proposito, presenta due diverse esperienze vissute: “All’Udinese con l’allenatore Bigon eravamo tutti uniti e ci salvammo nel famoso spareggio di Bologna contro il Brescia. Non così a Padova, dove, con Varrella allenatore, ognuno andava per conto proprio e retrocedemmo. Ma ora, dall’esterno, è difficile capire cosa accada nello spogliatoio dell’Udinese”.
Ma non mancano comunque le accuse alla società e il coro della curva nord, “devi spendere”, sul finire della gara contro il Lecce, è al proposito emblematico. Sul fronte offensivo a Davis, notoriamente lui pure periodicamente penalizzato da noie muscolari, e con Bayo e Gueye pure loro indisponibili e Buksalasciato andare, non c’è infatti un’alternativa, sulla cui ricerca sul mercato il club avrebbe dovuto concentrarsi anziché rivolgere le proprie attenzioni primarie a un ennesimo difensore. Fatto sta che il penultimo posto in classifica, con solo un punto di vantaggio sul fanalino Venezia, peraltro in crescita, fa scattare l’allarme rosso alla vigilia delle tre gare essenziali contro Milan, Parma e Roma, la prima e l’ultima al “Friuli”, dove l’Udinese ha finora raccolto solo un punto. Che in ogni campionato esistano sempre tre squadre che fanno peggio non è fatto scontato, ragiona il tifoso medio, ed è anche con questo principio che la società si sta guardando attorno per salvare la ghirba, pensando ai vari Motta e Calzona oltreché a Zanetti e D’Aversa, nel caso di un benservito a Runjaic.
Edi Fabris

