Lega, resa dei conti rinviata: Fedriga si sfila e lascia Salvini solo sul pratone

 

La quiete non c’è, il congresso nemmeno, ma la Lega ribolle. E nel momento in cui servirebbe un nome forte per contendere la leadership a Salvini, Massimiliano Fedriga chiude la porta con un tonfo secco: «Non ci penso nemmeno». Fine della suspense, almeno sul fronte Fvg.

Il governatore non si fa incastrare nel gioco delle correnti: niente candidatura, niente sfida, niente ruolo da federatore del Nord. Mentre Salvini gira il Veneto e il Nordest per blindare la linea identitaria – dal caso della cittadinanza negata al j’accuse contro l’Islam politico – Fedriga resta saldamente nel perimetro istituzionale, lontano dai falchi e dalle trappole.

Il congresso? «Non c’è una data ufficiale». Tradotto: la macchina non è pronta, e chi volesse correre contro il Capitano dovrebbe inventarsi una campagna in 20 giorni scarsi. Fantapolitica. Non a caso, alla domanda su possibili sfidanti, Fedriga risponde con un glaciale «non lo so» e soprattutto «non auspico nulla». Un messaggio chiaro: non sarò io a guidare la rivolta del Nord.

La fronda? Per Fedriga non esiste. Il “trappolone” evocato da Romeo non lo convince: se congresso dev’essere, allora si discute. Punto. E se arriverà una mozione unitaria, la cornice è già scritta da Salvini: federalismo in Italia, sovranismo in Europa. Fedriga annuncia proposte, ma non scosse telluriche.

Intanto Salvini avverte i malpancisti: «Gli assenti hanno torto». Una frase che sa di ammonimento più che di invito. E mentre promette spazio ai sindaci e coccola Zaia a parole, il partito resta sospeso: congresso sì, contesa forse, alternativa no.

Fedriga si sfila. Salvini resta solo sul pratone. La Lega, invece, continua a bollire.

 

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