Editoriale della settimana-GOVERNARE NON INSEGUIRE

 

La politica vive da sempre in una tensione irrisolta: da un lato le leggi, con la loro pretesa di razionalità, stabilità, coerenza; dall’altro la pancia degli elettori, quel magma emotivo che orienta scelte, consensi e indignazioni. È una frattura che non si colma mai del tutto, e che anzi si amplia nei momenti di crisi economica, sociale o identitaria.

Il punto è che la legge richiede tempo, procedure, verifiche. La pancia, invece, pretende risposte immediate, slogan, simboli. Quando il divario si allarga, la politica si trova davanti a un bivio: educare o assecondare. Educare significa spiegare complessità, assumersi il rischio dell’impopolarità, difendere la coerenza istituzionale anche quando non porta voti. Assecondare, invece, vuol dire cavalcare l’onda emotiva, trasformare il malessere in consenso, semplificare fino a distorcere.

Negli ultimi anni, in Italia come altrove, la seconda strada è diventata la più battuta. Non perché sia la migliore, ma perché è la più rapida. La comunicazione politica si è trasformata in una gara di immediatezza: un post, un video, una diretta bastano per costruire un clima, un nemico, una soluzione apparente. Le leggi, però, non si scrivono con i like. E quando arrivano, spesso devono inseguire narrazioni già sedimentate, che non sempre coincidono con la realtà dei fatti.

Il risultato è una politica che oscilla: un giorno promette rigore, il giorno dopo rincorre l’emozione del momento. Una politica che fatica a dire “no” anche quando sarebbe necessario, e che si rifugia nella retorica del “ce lo chiede la gente”, come se la responsabilità fosse sempre altrove.

Eppure, la democrazia vive proprio nella capacità di tenere insieme questi due mondi. La pancia degli elettori non va disprezzata: è un termometro prezioso, segnala problemi reali, ingiustizie, paure. Ma la legge deve restare il luogo della ragione, della misura, della tutela dei diritti. Quando la politica riesce a far dialogare queste due dimensioni, allora diventa credibile. Quando invece le confonde, rischia di trasformarsi in un teatro di emozioni senza progetto.

La sfida dei prossimi anni sarà tutta qui: ricostruire un ponte tra ciò che è giusto e ciò che è popolare, tra ciò che serve e ciò che si vuole. Non è un compito semplice, ma è l’unico che può restituire alla politica la sua funzione più alta: governare, non inseguire.

Enzo Cattaruzzi

Direttore

 

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