Nel mirino anche i locali dell’associazione islamica: chieste verifiche su destinazione d’uso e norme igienico‑sanitarie
In viale Ungheria la misura è colma. I residenti, esasperati da mesi di insicurezza, bivacchi, rifiuti e disturbo notturno, hanno deciso di rompere gli indugi e rivolgersi direttamente alle istituzioni comunali e alle forze dell’ordine. Una protesta che non è più solo civile: è politica, perché chi vive nel quartiere denuncia una assenza strutturale di controllo e una gestione amministrativa giudicata “troppo timida” di fronte a un degrado che avanza.
Al centro delle segnalazioni c’è anche un immobile utilizzato da una associazione islamica, su cui il comitato chiede verifiche immediate: destinazione d’uso, rispetto delle norme urbanistiche, condizioni igienico‑sanitarie, flussi di persone. Tutto da chiarire, tutto da controllare. I residenti non parlano di opinioni: parlano di atti, regolamenti, responsabilità pubbliche.
La critica politica è netta: “Il Comune non può limitarsi a osservare. Serve una linea chiara, serve far rispettare le regole, serve presenza sul territorio”. Una richiesta che suona come un ultimatum: più vigilanza, più trasparenza, più coraggio amministrativo.
Il quartiere non vuole diventare l’ennesima zona grigia della città. E ora chiede alla politica di dimostrare che la parola sicurezza non è solo uno slogan da campagna elettorale, ma un impegno quotidiano verso chi in viale Ungheria ci vive davvero.

