Udine, “città felice”? Soramel (FdI): «Una favola buona per chi è di passaggio, non per chi ci vive»

 

Il claim “Udine città felice” è diventato il marchio politico con cui il sindaco Alberto Felice De Toni ama raccontare la propria amministrazione. Un racconto che, secondo Ester Soramel, presidente del Circolo di Udine di Fratelli d’Italia, «funziona solo per chi arriva in città per qualche ora in cerca di visibilità, non certo per chi a Udine vive ogni giorno».

Soramel elenca una serie di criticità che, a suo giudizio, contraddicono la narrazione della “felicità pubblica”. «Si chieda ai residenti di via Leopardi, via della Rosta, viale Ungheria, via Laipacco, via Buttrio, via Calatafimi, via Manzoni, viale Europa Unita se si sentono felici o se convivono con un crescente senso di insicurezza. La felicità è difficile da coltivare quando viene sopraffatta dalla paura».

Un altro fronte riguarda la nuova Stazione di Posta in via Cussignacco, che secondo Soramel genera timori tra i residenti: «La preoccupazione è che diventi l’ennesimo hub di degrado, come già accaduto con la “stazioncina”. Le promesse di maggiore illuminazione e controllo sono rimaste sulla carta».

Non manca un riferimento ai cantieri infiniti, come quello di viale Cadore, e alle scelte sulla viabilità nel centro storico, che secondo FdI «hanno penalizzato gli esercenti, riducendo clienti e fatturati con decisioni calate dall’alto, più orientate a rieducare i cittadini che a migliorare infrastrutture e trasporto pubblico».

Soramel punta il dito anche sulla maggioranza che sostiene il sindaco: «Nemmeno loro sembrano felici. Passano più tempo a litigare che ad amministrare». E critica il rapporto con la Regione: «Si trovano davanti un interlocutore politicamente inaffidabile: da una parte manda consiglieri a trattare, dall’altra autorizza assessori a scontrarsi con la giunta regionale a colpi di conferenze stampa».

Il giudizio complessivo è netto: «Udine non è felice di un sindaco che aveva promesso di “fare la differenza” e che invece, in tre anni, ha scritto tre libri – l’ultimo autobiografico – mentre dichiarava di voler “ricollocarsi in base all’offerta politica più conveniente”, che fosse Roma, Trieste o, come ultima scelta, Udine».

Soramel collega infine il caso udinese al dibattito nazionale sul cosiddetto “partito dei sindaci”, citando l’intervista di Matteo Renzi a Sky24 e quella di Gaetano Manfredi Onorato a Otto e Mezzo: «Renzi dice che i sindaci risolvono i problemi. Qualcuno lo informi che De Toni non ne ha risolto uno. L’unica cosa in cui è stato davvero bravo è dribblarli per salvaguardare se stesso».

La conclusione è un affondo politico: «La felicità pubblica non nasce da uno slogan, ma da una città sicura, curata, ascoltata. Non sfruttata per soddisfare il narcisismo di chi la governa».

 

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