A Erto il primo via libera della Regione Friuli Venezia Giulia alla nuova centrale idroelettrica ha acceso un dibattito che va ben oltre la tecnica. Il sindaco, galvanizzato dal parere preliminare, parla di svolta: «Quell’acqua nel Bellunese viene sfruttata da decenni. Ora tocca a noi decidere come valorizzarla». Una dichiarazione che sintetizza il sentimento di una parte del territorio, desiderosa di riaffermare la propria autonomia dopo anni di percepita marginalità.
Il progetto, presentato come impianto a basso impatto basato su salti d’acqua già esistenti, divide però la comunità. Per molti residenti il Vajont non è un semplice luogo fisico, ma un patrimonio identitario fragile, che richiede prudenza e rispetto. Da qui la richiesta di partecipazione reale, trasparenza e un confronto che non sia solo formale.
Accanto alla linea istituzionale, che vede nel via libera regionale un passaggio importante dell’iter autorizzativo, emerge una voce più critica: c’è chi teme che la spinta allo sviluppo possa trasformarsi nell’ennesima decisione calata dall’alto. «Non vogliamo essere trattati come un’appendice del Bellunese», dicono alcuni cittadini, convinti che ogni intervento sul Vajont pesi il doppio per storia e memoria.
Le prossime settimane saranno decisive: tra valutazioni tecniche, osservazioni e incontri pubblici, Erto si prepara a una nuova prova di maturità collettiva. La sfida resta quella di sempre: coniugare energia e identità, futuro e responsabilità.

