Partecipate, la mappa del potere che ridisegna il centrodestra Fvg

 

Nel centrodestra regionale la partita delle Partecipate è diventata la vera cartina geopolitica del potere. Non è solo una questione di nomine: è la definizione di sfere d’influenza, di assi politici, di territori da presidiare. E l’ultimo miglio della legislatura, come sempre, rende tutto più evidente.

La conferma di Gianpaolo Graberi alla guida della Fuc, nonostante fosse considerato in uscita, è il primo segnale. Forza Italia, esclusa da Fvg Plus, ha blindato la casella ferroviaria impedendo a Fratelli d’Italia di ottenere la partecipata che rivendicava. È la dimostrazione che gli azzurri, pur ridimensionati, conservano una capacità di interdizione che pesa più dei numeri.

Il secondo fronte è Fvg Plus, dove la lista Fedriga ha deciso di mantenere il controllo, accantonando Francesco Clarotti e aprendo la strada all’avvocato pordenonese Alessandro Da Re, figura vicina a Sergio Bini. Una scelta che rafforza l’asse economico-finanziario costruito negli anni: Friulia, Frie, Fidimpresa, ora di nuovo Fvg Plus. Una filiera che consolida il baricentro politico attorno al presidente e all’assessore alle Attività produttive.

La Lega, invece, gioca la sua partita sul terreno che conosce meglio: il territorio. Su Cafc il Carroccio vuole chiudere la stagione Benigno, ma deve trovare un nome che tenga insieme Udine e Pordenone, evitando fratture con l’area ex Hydrogea. È una prova di leadership più che una semplice nomina.

Fratelli d’Italia, infine, resta il convitato di pietra: ambizioni alte, risultati scarsi. Senza una filiera economica né un radicamento amministrativo, fatica a trasformare il consenso in potere reale.

La mappa che emerge è chiara: un centro stabile (Fedriga–Bini), una potenza territoriale (Lega), una forza di interdizione (FI) e una potenza aspirante (FdI). Le Partecipate non raccontano solo la governance: raccontano chi comanda davvero.

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