Patto per il Nord: ritorno alle radici autonomiste

Con la nascita del Patto per il Nord, si riaccende il dibattito sull’identità e la direzione del nordismo politico. L’iniziativa, guidata da Paolo Grimoldi e sostenuta da storici esponenti della Lega Nord, si propone come risposta alla svolta nazionalista della Lega Salvini Premier, rivendicando le origini autonomiste e federaliste del movimento fondato da Umberto Bossi.

Il messaggio è chiaro: «Siamo la Lega che non ha tradito». Il Patto si presenta come argine alla centralizzazione romana e alla perdita di rappresentanza delle istanze territoriali del Nord, oggi schiacciate da una retorica sovranista che ha allontanato militanti, amministratori e storici sostenitori.

La scelta di Pinamonte da Vimercate come simbolo, al posto dell’Alberto da Giussano, è più di un dettaglio grafico: è una dichiarazione di discontinuità e di ritorno alle origini. Il Patto per il Nord non è solo una sigla, ma un tentativo di ricostruire una rete politica e culturale capace di dare voce a chi si sente tradito da un partito che ha smarrito il legame con il territorio, le imprese, il lavoro autonomo e le comunità locali.

In un contesto di crescente disagio fiscale, infrastrutturale e sociale, il Patto rilancia il tema dell’autonomia come leva di sviluppo e giustizia territoriale. Resta da capire se riuscirà a trasformare la nostalgia in consenso, e la memoria in progetto.

 

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