La commissione consiliare dedicata alla chiusura della residenza I Faggi si è aperta tra tensioni e dichiarazioni nette. In rappresentanza del Cda de La Quiete, la dottoressa Raffaella Cavallo ha spiegato che il modello originario della casa albergo «non risponde più alle esigenze attuali degli anziani autosufficienti», sottolineando come negli anni si sia affermato il paradigma del cohousing. Cavallo ha chiarito che la chiusura non equivale a una rinuncia definitiva: il compendio potrà avere in futuro una funzione pubblica, ma solo dopo una riqualificazione significativa, oggi indispensabile. L’Asp punta a soluzioni più piccole, con camere singole e spazi comuni, più vicine alla dimensione domestica.
Dura la reazione di Giovanni Barillari (Forza Italia), che definisce la chiusura «la soluzione più assurda e inadeguata», sostenendo che si neghi un diritto agli anziani. Più istituzionale il tono di Luca Vidoni (Fratelli d’Italia), che chiede chiarezza sulle prospettive dell’immobile e sulle risposte che la città intende offrire a un bisogno ancora attuale.
Netta la contrarietà di Raffaella Palmisciano (Noi Moderati), che guarda «con preoccupazione a qualsiasi scenario che possa aprire la strada ai privati». Critica anche Antonella Eloisa Gatta (Gruppo Misto), secondo cui I Faggi «potevano essere salvati, se solo ci fosse stata la volontà anche politica». Per Gatta, affidare la struttura ai privati sarebbe inaccettabile: «Un servizio per la collettività deve rimanere pubblico».
Un confronto acceso, che conferma come la chiusura de I Faggi sia ormai diventata non solo una questione gestionale, ma un nodo politico destinato a pesare sul dibattito cittadino.

