I sondaggi mostrano un quadro ormai strutturale: il centrodestra resta stabile perché l’opposizione non riesce a offrire un’alternativa credibile. Il Pd vive una crisi identitaria che si traduce in erosione elettorale. Le oscillazioni della segreteria Schlein, le tensioni interne e la competizione laterale con M5S e AVS hanno prodotto un partito poco riconoscibile. In un mercato politico polarizzato, l’ambiguità non è un ponte: è un fattore di dispersione.
Il M5S è fermo da anni tra il 10 e il 12%. La sua forza è territoriale, concentrata nel Sud, ma la narrativa di un Paese allo stremo non coincide con la percezione della maggioranza dei cittadini. È un partito identitario, non più plebiscitario. AVS, dal canto suo, resta confinata nella nicchia: oscillazioni minime, base militante, agenda radicale. Una proposta coerente, ma incapace di diventare massa.
Il fenomeno Vannacci si è già sgonfiato: picco iniziale, saturazione, declino. Senza struttura, senza radicamento, senza continuità programmatica, il consenso si restringe ai segmenti più radicali.
Nel frattempo, Fratelli d’Italia mantiene livelli simili a cinque anni fa. Non per meriti straordinari, ma per assenza di alternative competitive. La gestione istituzionale del governo è percepita come “normale”, e la normalità diventa un valore. Forza Italia sorprende per la tenuta: base moderata, continuità, nessuna polarizzazione. La Lega resiste grazie al radicamento in Lombardia e Veneto, capace di assorbire ogni shock nazionale.
La fotografia dei sondaggi racconta un Paese dove la domanda di stabilità supera quella di radicalità. Finché l’opposizione non ricostruirà identità e coerenza, la stabilità del governo resterà un fatto tecnico prima ancora che politico.
Zoe

