A Padova approdano in procura gli esposti di Futuro Nazionale sulla presunta attività di un “tribunale islamico”. Al centro del caso c’è la Camera arbitrale islamica italiana, accusata di aver gestito controversie familiari e comunitarie fuori dalle sedi istituzionali.
Il fondatore Omar Vanin respinge l’idea di una giustizia parallela: «Non c’è alcun procedimento in corso, solo carte. Offriamo mediazione culturale, non sostituiamo i tribunali dello Stato. Ogni decisione deve rispettare l’ordinamento italiano». L’associazione rivendica un ruolo di supporto, limitato alla composizione dei conflitti interni alla comunità.
Futuro Nazionale insiste invece sulla necessità di chiarire ogni possibile “zona grigia”, sostenendo che organismi percepiti come alternativi alla giustizia ordinaria possano minare la coesione sociale.
La procura valuterà ora la fondatezza degli esposti, mentre il caso riaccende il dibattito su integrazione, legalità e confini della mediazione culturale.

