L’analisi politica di ZOE-Forza Italia: Il congresso che prepara il 2027

 

Il congresso regionale di Forza Italia non è un appuntamento interno: è un passaggio strategico che inciderà sugli equilibri del centrodestra fino al 2027. L’impennata del tesseramento – quattromila iscritti, tre volte quelli dell’anno precedente – non è solo un segnale di vitalità. È la premessa di una ridefinizione dei rapporti di forza, sia dentro il partito sia nella coalizione che governa il Friuli Venezia Giulia.

Il primo elemento strategico riguarda la composizione della nuova base. L’ingresso massiccio di amministratori locali non è casuale: anticipa la costruzione di una rete territoriale che potrà pesare nelle prossime elezioni regionali. Chi controlla i territori controlla le preferenze, e chi controlla le preferenze orienta le candidature. Il congresso, in questo senso, è il primo round di una partita che si giocherà nei prossimi due anni.

Il secondo elemento riguarda la linea politica. La dialettica fra Riccardi e De Monte non è un semplice confronto di sensibilità: rappresenta due modelli di partito. Il primo punta a una struttura compatta, capace di negoziare con forza dentro la coalizione. Il secondo immagina un partito più aperto, più largo, più permeabile alle nuove energie. La scelta fra queste due impostazioni determinerà il ruolo che Forza Italia potrà giocare nei tavoli regionali e nazionali.

Il terzo elemento è la collocazione nel centrodestra. In una coalizione in cui la competizione interna è ormai strutturale, Forza Italia deve decidere se vuole essere un attore capace di incidere sulle scelte strategiche o se rischia di scivolare in una posizione ancillare. Il congresso di Trieste servirà a misurare la forza reale del partito, la sua capacità di influenzare le decisioni e la sua credibilità come interlocutore politico.

Il quarto elemento riguarda la leadership. La scelta del nuovo segretario regionale non sarà un atto formale: sarà la definizione del volto politico con cui il partito si presenterà alle elezioni del 2027. Una leadership forte potrà trasformare la crescita numerica in un progetto politico; una leadership debole rischia di amplificare le tensioni interne e di indebolire il partito nei confronti degli alleati.

Infine, c’è la questione della governance interna. Un partito che cresce così rapidamente deve dotarsi di regole chiare, processi trasparenti e una struttura capace di gestire la complessità. Senza questi strumenti, la crescita rischia di diventare un fattore di instabilità.

Il congresso di Trieste, dunque, non è un punto di arrivo. È l’inizio di una fase nuova, in cui Forza Italia dovrà dimostrare di saper trasformare l’espansione del tesseramento in una strategia politica. Sarà il momento in cui il partito deciderà se vuole essere protagonista del futuro regionale o semplice spettatore delle dinamiche altrui.

 

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