Il ritorno di Carlo Calenda sulla scena nazionale non è frutto del caso. La sua presenza al Teatro Manzoni, ospite d’onore di un evento targato Forza Italia, è stata una mossa calcolata: il luogo giusto, il pubblico giusto, il momento giusto. Un segnale forte, colto immediatamente da Palazzo Chigi. Ufficialmente nessuno parla di accordi. Ufficiosamente, però, Giorgia Meloni osserva con interesse. Perché l’asse Calenda–Forza Italia non punta a costruire un nuovo centro, ma a un’operazione di ingegneria elettorale: far superare ad Azione la soglia nel 2027, sottraendo voti al centrosinistra e garantendo al governo un alleato utile, più per sottrazione che per peso politico. Nei corridoi si evoca il “miglior perdente” del Porcellum: un meccanismo che permetterebbe a Calenda di rientrare in Parlamento senza acquisire troppo potere. Una presenza controllata, ma strategica. Per il centrosinistra, un problema serio. Per il centrodestra, un investimento a basso rischio.

