IL CASO-I grifoni avvelenati

 

La morte dei grifoni avvelenati dai pesticidi non è solo un fatto di cronaca ambientale: è un campanello d’allarme politico che riguarda la gestione del territorio, l’uso delle sostanze chimiche in agricoltura e la capacità delle istituzioni di prevenire comportamenti illegali che mettono a rischio la biodiversità.

Il punto è chiaro: l’avvelenamento dei rapaci non avviene per caso. È il risultato di pratiche scorrette, spesso legate all’uso improprio di pesticidi e bocconi avvelenati, che continuano a circolare nonostante i divieti. E quando a farne le spese sono specie protette come il grifone, il danno non è solo ecologico ma anche d’immagine per un territorio che investe sulla tutela della fauna e sul turismo naturalistico.

La politica regionale è chiamata a una risposta netta: rafforzare i controlli, irrigidire le sanzioni e sostenere gli agricoltori che scelgono metodi compatibili con la fauna selvatica. Perché la tutela della biodiversità non può essere lasciata alla buona volontà dei singoli, ma deve diventare una strategia condivisa tra istituzioni, associazioni e mondo agricolo.

La morte dei grifoni ricorda che la convivenza tra attività umane e ambiente è fragile. E che la Regione, se vuole difendere il proprio patrimonio naturale, deve agire con decisione, trasformando un episodio grave in un punto di svolta.

 

 

 

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