Editoriale del direttore-Quando i sondaggi nazionali parlano anche del Friuli

 

Il sondaggio YouTrend del 20 febbraio 2026, con la Lega al 6,1% e Futuro Nazionale al 4,3%, non è solo un dato romano. È un segnale che attraversa l’intero Paese e arriva nitido anche in Friuli Venezia Giulia, regione che da sempre anticipa gli spostamenti politici nazionali. Qui, dove la Lega ha costruito per anni la sua identità e il suo radicamento, il quasi-sorpasso di una forza nuova e muscolare racconta una trasformazione più profonda: un elettorato che non si riconosce più in un partito che ha smarrito la sua funzione originaria.

Il Nord-Est non è più il fortino di un tempo. La crisi della Lega non è un crollo improvviso, ma un’evaporazione lenta, fatta di disillusione e di distanza crescente tra cittadini e rappresentanza. In questo vuoto si inserisce Futuro Nazionale, che intercetta un malessere reale: la richiesta di risposte rapide, di linguaggi diretti, di una politica percepita come meno mediata. Non è un voto strutturato, ma un voto di reazione. E i voti di reazione, in una regione di confine come la nostra, hanno sempre un peso specifico maggiore.

Sul fronte opposto, il centrosinistra cresce a livello nazionale, ma in Friuli questo può tradursi in opportunità solo se si torna a parlare davvero di territorio: servizi, sanità di prossimità, mobilità, politiche giovanili concrete. Non basta seguire il vento nazionale; serve ascoltare ciò che qui si muove sotto la superficie.

Il dato più allarmante resta però quello degli indecisi e degli astenuti, oltre il 35%. In Friuli rischia di essere ancora più alto. È il segno di una disconnessione profonda, di cittadini che non si sentono parte del processo democratico. E quando un territorio smette di partecipare, perde voce.

Il sondaggio nazionale, dunque, non è un bollettino distante. È un avviso ai territori: il Friuli Venezia Giulia sta chiedendo politica vera, non slogan. Sta chiedendo presenza, ascolto, responsabilità. Sta chiedendo che qualcuno torni a guardarlo negli occhi.

Enzo Cattaruzzi

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