Massimiliano Fedriga non chiude la porta a una sua candidatura a sindaco di Trieste. Lo ha detto con la consueta prudenza, ma il messaggio è arrivato chiaro: se la coalizione glielo chiederà, non si tirerà indietro. Una disponibilità che rimette in movimento gli equilibri del centrodestra regionale e apre scenari nuovi per il capoluogo giuliano.
Il governatore ha spiegato che l’amministrazione comunale è un ruolo «operativo, concreto, capace di dare soddisfazioni», lasciando intendere che la prospettiva non gli dispiacerebbe affatto. Allo stesso tempo, però, ha ribadito che la sua priorità resta la coerenza con il percorso politico della coalizione: «Se ci sarà bisogno, non posso negarmi». Una frase che suona come un segnale diretto alla Lega e agli alleati, impegnati a definire la strategia per il 2027.
La possibile discesa in campo di Fedriga arriva in un momento delicato per il centrodestra triestino, che deve individuare un candidato capace di raccogliere l’eredità dell’era Dipiazza e mantenere la guida della città. L’ipotesi del governatore, fino a poche settimane fa considerata solo una suggestione, diventa ora una variabile reale: forte del consenso personale, potrebbe ricompattare la coalizione e blindare la partita.
Resta però un nodo politico: Fedriga è anche uno dei protagonisti della fase di ridefinizione interna della Lega. Il suo ruolo nazionale, il rapporto con Salvini e la competizione con altri governatori pesano sulla scelta. Da qui la prudenza, che lascia aperte tutte le opzioni.
Trieste, intanto, osserva. E aspetta di capire se il suo futuro amministrativo passerà davvero dalle mani del presidente della Regione.
Zoe

