Su via Aquileia, il consigliere Croatto (FdI) affida le sue considerazioni a un comunicato stampa
«Ho letto le dichiarazioni dei commercianti di via Aquileia. Sono parole pesanti, che meritano risposte serie da parte dell’amministrazione comunale.
Ma vorrei ricordare al vicesindaco Venanzi e all’assessore Marchiol che via Aquileia non è un caso isolato. Le difficoltà riguardano, in misura diversa, molte altre strade del centro cittadino.
Continuare a presentare numeri complessivamente positivi non basta. I dati possono anche essere corretti, ma bisogna spiegare cosa rappresentano realmente.
Si parla di dieci attività in più, mettendo insieme commercio, ristorazione e artigianato. Ma si dice molto meno dei 26 negozi al dettaglio persi nello stesso periodo.
Soprattutto, nessuno di questi numeri ci dice quanto lavorano le attività rimaste, quanti clienti entrano e quante difficoltà devono affrontare per restare aperte.
Il problema, a mio avviso, è anche nel modo in cui questa amministrazione affronta il commercio e organizza gli interventi sulla città.
Parcheggi, accessibilità, ZTL, cantieri e iniziative commerciali sono questioni strettamente collegate. Non si possono prendere decisioni su ciascuna di esse senza verificare attentamente le conseguenze sulle altre.
Non pretendo che il Comune possa risolvere ogni difficoltà. Gli affitti elevati, il commercio online e il cambiamento delle abitudini dei consumatori sono problemi reali.
Ma proprio per questo il Comune dovrebbe preoccuparsi di non aggiungere altre difficoltà a quelle che i commercianti devono già affrontare.
Quando gli esercenti denunciano poca frequentazione, parcheggi insufficienti e mancanza di iniziative, non è sufficiente rispondere con una statistica generale.
Vorrei che l’amministrazione spiegasse quali risultati concreti abbiano prodotto le proprie scelte, strada per strada, e quali correttivi intenda adottare dove persistono le difficoltà.
Non servono altre rassicurazioni. Servono risposte, ascolto e disponibilità a correggere ciò che non produce i risultati attesi.
Perché una città non vive di numeri sulla carta. Vive delle persone che la frequentano, dei negozi che lavorano e delle attività che riescono a mantenere aperte le proprie porte.
E quando tanti commercianti manifestano preoccupazione, un’amministrazione ha il dovere di confrontarsi con loro, non soltanto con i dati».

