*Due fiumi, diciotto Comuni, un Friuli che si racconta*

 

Ci sono molti modi per raccontare un territorio. Si può partire dai monumenti, dalle date, dalle tradizioni. Oppure si può seguire l’acqua. È quello che ha fatto l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean” APS, mettendo al centro di due progetti culturali altrettanti corsi d’acqua del Friuli: il Torre e lo Stella. Non semplicemente come elementi del paesaggio, ma come fili capaci di tenere insieme persone, memoria, musica, lavoro, ambiente e lingua.

L’ Istitût Ladin Furlan non è nuovo a questo tipo di operazioni. Fondato a Codroipo nel 1988, oggi ha sede operativa a Casa Turoldo, a Coderno di Sedegliano, e da quasi quarant’anni lavora per la promozione della lingua, della cultura e del territorio friulano, cercando di farli dialogare con il presente. Porta il nome di Pre Checo Placerean, figura centrale della cultura e dell’autonomismo friulano, tra i protagonisti della traduzione della Bibbia in marilenghe.

Da questa attenzione al territorio sono nati “CJANT A LA TOR – cultura, creatività e produzione in dialogo con il fiume Torre” e “Correnti di Cultura – Il fiume Stella attraverso musica, immagini e incontri”, entrambi realizzati con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio di ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane e delle amministrazioni coinvolte. Due progetti diversi, costruiti però sulla stessa intuizione: per capire un luogo bisogna incontrare chi lo abita.

CJANT A LA TOR ha trasformato questa idea in un viaggio in tredici tappe, coinvolgendo Buttrio, Campolongo Tapogliano, Chiopris Viscone, Lusevera, Manzano, Pavia di Udine, Povoletto, Pradamano, Reana del Rojale, Remanzacco, Ruda, Tarcento e Trivignano Udinese. Tredici Comuni e tredici appuntamenti lungo l’asta del Torre, dalla montagna verso la pianura.

Dentro c’è finito un piccolo campionario del Friuli contemporaneo. A Buttrio Mària Croatto ha riportato l’attenzione sulla memoria agricola; a Pradamano Raffaella e Mirva Midolini hanno raccontato la storia delle cave della famiglia Midolini; a Reana del Rojale la scrittrice Cristina Noacco ha presentato La via del Torre. A Trivignano Udinese sono intervenuti I Guardiani del Torre, portando il tema della tutela dell’ecosistema; a Chiopris Viscone il naturalista dottor Stefano Fabian ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle fioriture; a Manzano lo sport, con la scuola Wing Chun Kung Fu Udine ASD e l’istruttore Jo Gao Mario Montefiori, è diventato un altro modo per entrare in relazione con l’ambiente. A Lusevera il racconto è passato invece attraverso storie, attività e persone del territorio.

E poi c’è stata la musica. I Bagliori d’Anima, Alessandro Pozzetto e Nico Odorico, hanno attraversato il progetto con concerti immersivi nei quali elettronica, strumenti ancestrali e paesaggi sonori hanno trasformato il Torre in materia musicale. È dalla loro canzone in friulano Cjant a la Tor che ha preso forma l’intero percorso: testo di Pozzetto, musica di Odorico, videoclip diretto da Simone Vrech, con riprese aeree di Stefano Marongiu.

Il viaggio si è concluso il 28 agosto a Remanzacco con un ultimo incontro fra linguaggi differenti: Bagliori d’Anima e Pics Ensemble, con Giulia Carlutti al flauto, Lucia Zazzaro alla viola e Alessandra Cacciotta al violoncello, riuniti nello stesso concerto. Quasi una dichiarazione d’intenti: identità non come qualcosa da conservare sotto vetro, ma come qualcosa che continua a trasformarsi.

Se il Torre è stato raccontato seguendone il corso, con “Correnti di Cultura” lo Stella è diventato invece un laboratorio narrativo. Cinque i Comuni coinvolti: Bertiolo, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Rivignano Teor e Talmassons, partner di un percorso sviluppato tra maggio e luglio attraverso cinque appuntamenti e nuove produzioni artistiche.

A Pocenia tutto è cominciato dai bambini della scuola primaria “A. Manzoni”, coinvolti dal pittore Simone Fantini in un laboratorio dedicato all’acqua e al paesaggio. A Palazzolo dello Stella Gianluca Doremi ha portato il pubblico sotto la superficie del fiume, raccontando macroinvertebrati e insetti, indicatori preziosi della sua biodiversità. A Bertiolo il racconto si è spostato sulla memoria, sul lavoro e sulle persone, con il dottor Giuseppe Adriano Moro dell’Ente Tutela Patrimonio Ittico, il sindaco Eleonora Viscardis e la conduzione del giornalista Rossano Cattivello.

Rivignano Teor e Talmassons hanno dato invece spazio all’incontro fra cinema e musica. Anche lo Stella ha avuto infatti la sua canzone: “Stele me”, scritta in friulano da Alessandro Pozzetto e Nico Odorico e pensata come una sorta di colonna sonora del fiume. Accanto al brano è nato il cortometraggio “Un fiume di stelle”, con regia e riprese di Simone Vrech: la storia di un bambino, Geremia, che insieme al nonno segue il richiamo dell’acqua alla ricerca di una stella caduta nel fiume. Una piccola favola contemporanea per parlare di natura, memoria e capacità di guardare il paesaggio con occhi diversi.

In tutto, i due progetti hanno coinvolto diciotto Comuni, amministratori, artisti, musicisti, giornalisti, scrittori, imprenditori, studiosi, associazioni ambientaliste, sportivi, scuole, bambini e cittadini. È forse questo il risultato più interessante: avere trasformato due elementi geografici in due spazi di relazione.

Presentando Cjant a la Tor, il vicegovernatore regionale con delega alla Cultura Mario Anzil aveva definito la cultura una possibile «infrastruttura di comunità». L’immagine funziona. Perché Torre e Stella, alla fine, sono diventati proprio questo: non soltanto acqua che attraversa il Friuli, ma linee lungo le quali un territorio ha provato, per qualche mese, a fermarsi e raccontarsi. E magari anche ad ascoltarsi.

Monica Zinutti

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